Oggi parliamo di equilibrio, di un nuovo equilibrio, non stravolgerò la fisiologia così semplice e perfetta ma analizzerò come molto spesso le esercitazioni che vengono effettuate per “allenare l’equilibrio non siano specifiche per il gioco del calcio, basate su visioni parziali, ovvero dove basta utilizzare dei oggetti disequilibranti (bosu, pedane, cuscini gonfiabili ecc) metterci un gesto tecnico e il gioco è fatto. Non sto affatto dicendo che queste esercitazioni siano sbagliate anzi sono centrali e fondamentali in periodi post infortunio dove la riabilitazione di articolazioni danneggiate propriocettivamente parlando hanno bisogno di continue microstimolazioni e disequilibrii di quel genere, qui il concetto di visione parziale poiché quello è lo step base ovvero di riorganizzazione dei processi neurologici di controllo e regolazione dell’equilibrio statico/dinamico e nei casi dove il soggetto è ancora piccolo (piccoli amici, pulcini, esordienti) è un mezzo per stimolare e far accrescere nuove vie neurali di informazioni propriocettive.
In poche parole “un nuovo equilibrio” vuole solo analizzare come nel gioco del calcio il concetto di equilibrio sia e deve essere specifico al modello di prestazione calcio e quindi rendere i centri superiori di controllo e regolazione “pronti e attenti” tramite esercitazioni adeguate a ritrovare uno stato d’equilibrio nel minor tempo possibile dopo la perturbazione disequilibrante quindi un costante alternarsi di caos e normalità.
Nel calcio il livello della performance è strettamente connesso con una esecuzione sempre più rapida e precisa dei movimenti, tutto ciò implica una raffinata capacità gestionale dei segmenti corporei, per esempio, dello stacco monopodico o dei cambi di direzione, in definitiva dell’aggiustamento del disquilibrio; quest’ultimo è influenzato in modo determinante dalla consapevolezza delle informazioni in ingresso, e la sua gestione si basa proprio sull’intervento coordinato e sinergico dei meccanismi propriocettivo, visivo e vestibolare.
Le ultime scoperte sui neuroni specchio, ci indicano e ci rendono consapevoli che per aggiungere e quindi apprendere un nuovo movimento al proprio bagaglio motorio occorre che esso venga conservato nella memoria muscolare e che è la specificità del movimento che rende l’apprendimento più consolidato. In poche parole il dualismo cartesiano ormai è superato, cioè se queste scoperte ci indicano che un movimento eseguito per due scopi differenti “accende” zone diverse della corteccia motoria è naturale che per apprendere un nuovo movimento o gesto è essenziale farlo in situazioni simili alla partita poiché oltre le catene cinetiche coinvolte, le abilità motorie coinvolte ci saranno tutti i fattori emotivi e cognitivi connessi a quel movimento a quella situazione. Si dovrà quindi riflettere sui meccanismi inerenti la memoria muscolare nell’ottica dei nuovi indirizzi metodologici, orientati di più verso l’allenamento del sistema-movimento piuttosto che del singolo muscolo (visione olistica). Sempre più ampio dovrà essere il “corredo” di competenze nella memoria motoria del calciatore, in fatto di equilibrio: egli sarà in grado così di scegliere il movimento più adeguato rievocando sequenze motorie, posture corporee, percezioni muscolari, insomma, la soluzione per lui più adatta alla situazione.
In questo articolo mostrerò esercitazioni dove il disequilibrio viene dall’alto ovvero da perturbazioni che accompagnano un movimento, che provengono da sollecitazioni esterne (avversario), quindi dove lo stimolo che fa perdere l’equilibrio è generato da sollecitazioni dal tronco, dalle spalle, dalle braccia con o senza strumenti propriocettivi. Le classiche esercitazioni propriocettive basate su disequilibrio dal basso (bosu, tavolette, ecc) sono poco funzionali alla prestazione poiché la superfice del campo è dura e quelle sono morbide e soprattutto perché lo stimolo proviene dal basso e in partita molto volte o quasi sempre viene dall’alto. Questa riflessione è calcio-specifica poiché se parliamo di hokey cambia tutto il discorso.
ESERCIZIO 1

DESCRIZIONE ESERCIZIO:
Partenza in monopodalico, balzo laterale sopra l’ostacolo sempre con lo stesso piede, afferrare la pallina posta sopra il cono lateralmente e portarla sopra il cinesino frontalmente rimanendo sempre in appoggio monopodalico con lo stesso piede. Ripetere da una parte e dall’alta con lo steso piede poi cambiare piede d’appoggio.
Ripetere la sequenza 4 volte con il piede dx e successivamente 4 volte con il piedi sx
Variante: prima di effettuare lo scambio delle palline eseguire un gesto tecnico con la gamba che non è in contatto con il terreno
ESERCIZIO 2

DESCRIZIONE ESERCIZIO
Posti davanti a 3 ostacoli, eseguire 3 balzi monopodalici con lo stesso piede, si esce dall’ultimo ostacolo con una rotazione del corpo di 90° e arrivo con il piede controlaterale in appoggio, ripetere a dx e sx
Variante 1: appena eseguito l’esercitazione quindi dopo l’arrivo in rotazione eseguire un gesto tecnico con l’arto che non è in appoggio.
Variante 2: legare un elastico nel tronco (zona ombelico) o in una delle braccia, quando si arriva in posizione finale (corpo ruotato di 90° appoggio monopodalico) il compagno che tiene il capo dell’elastico crea una perturbazione disequilibrante prima che il compagno esegui il gesto tecnico. In mancanza di elastici può semplicemente bastare una spinta del compagno su una zona (tronco, spalle, braccia ecc)
ESERCIZIO 3

DESCRIZIONE ESERCIZIO
Appoggio bipodalico posti davanti ad un ostacolo, eseguire un squat jump in avanti superando l’ostacolo ed arrivare in appoggio monopodalico con le due braccia divaricate, ripetere sia con l’arrivo monopodalico dx e l’arrivo monopodalico sx.
Variante 1: le braccia non sono più tutte e due divaricate all’arrivo ma una è frontalmente e una lateralmete
Variante 2: si esegue l’esercizio tenendo in una mano un manubrio di massimo 2 kg, quindi appoggio bipodalico davanti l’ostacolo, eseguire il balzo in avanti, arrivo monopodalico e apertura della braccia lateralmente poi una avanti e una laterale.
Variante 3: dopo aver preso dimestichezza con le prime varianti e quindi con perturbazioni sempre più accentuate arrivare in appoggio monopodalico dopo il superamento dell’ostacolo ma questa volta con una rotazione di 90° e iniziare a inserire movimenti delle braccia su diversi piani (variante 1) poi successivamente inserire i manubri.
Questi tre esercizi sono utilizzabili nelle fasce d’età da giovanissimi in su, naturalmente il mio intento come in tutti i contributi che ho scritto non è quello di sfornare esercizi ma di capire insieme i principi fondamentali che stanno dietro ogni tipo di esercitazione, quindi non è l’esercizio in se che fa la differenza ma capire il perché si fa quell’esercizio e quindi sviluppare un pensiero critico che ci dia la possibilità di distinguere esercitazioni utili e quindi funzionali al gioco del calcio da esercitazioni che hanno poco in comune con la nostra pratica.
Naturalmente questo discorso è corretto e utile nel momento che ci occupiamo di ragazzi e adulti (giovanissimi-allievi-juniores-prime squadre) totalmente sbagliato se ci occupiamo di bambini (piccoli amici-pulcini) poiché in queste fasce d’età la specializzazione è per me un “reato pedagogico” poiché in queste categorie deve assolutamente essere messo in primo piano l’arricchimento motorio che include e premia il multi-sport base essenziale per arricchire la mappa motoria dei bambini.
Quando parliamo di equilibrio parliamo anche di disequilibrio, non esiterebbe equilibro senza una perturbazione che crei disequilibrio, questo concetto permettetemelo è molto filosofico diciamo un filosofico-calcistico ma molto reale e profondamente vero poiché ogni situazione che crei perturbazioni crea sempre immediatamente una nuova ricerca di equilibrio, emotivamente, psichicamente, fisicamente la nostra è una continua e bellissima ricerca di equilibrio. Ogni movimento, ogni cambiamento, crea nuova vita poiché è in quella ricerca di un nuovo e sempre più stabile equilibrio che noi cresciamo e diventiamo giorno dopo giorno più stabili e maturi.
